giovedì 11 dicembre 2008

Sebastiano Leonardi.

Trentino, abbandonato in un paesino degli Urali durante la Grande Guerra.

"Oh! quante volte mi viene in mente il canto degli israeliti quando erano prigionieri nella Mesopotamia. (opera Nabucco del Verdi)
Lo facevo mio, e comprendendo, perchè in simili condizioni pur io mi trovavo, tutto il vero significato delle parole, melanconico ripeteva questo versicolo che mi scendeva mite ed ad un tempo doloroso nell'animo mio! - Va pensiero sull'ali dorate, vatti posa sui clivi e sui colli, ove olezzano tepidi e molli, aure dolci del suono natal! - Riflettendo a queste parole, quanti dolci ricordi svegliavano in me! In più gli israeliti avevano secco tutta la famiglia tutti i parenti, io invece mi trovavo solo soletto esiliato, ed in patria si trovava ancora tutta la famiglia, la moglie, le figlie, che era il pensiero che più mi trafigeva...
Il canto continua:



Del Giordano le rive saluta,
di Sione le torri atterrate
Oh! mia patria, si bella e perduta
O membranze si care e fatal!

Oh! Va, va saluta quei cari angioletti, che tanto amo e tanto mi volliono bene, che certo pensano a me e per me pregano!
Va, va saluta la loro mamma, fale coraggio, dile per me una cara parola, dile che l'amo e un dì ritornerò.
Tergile il pianto, aprile la via ad una viva speranza!
Dile: Colui che t'ama, vive ancora, sempre a te pensa, inquieto aspetta l'ora di riabbraciarti.
Saluta pur la nonna, che sebben mamma ereditaria, pur m'ama come figlio e certamente sempre pensa a me, ed io pur sempre a lei morosamente penso.
Con lei saluta Ester e Rina che sono fra i miei cari ed io ad esse sono caro.
Saluta infine gli amici parenti, saluta Preore, la chiesa, la casa, il suolo il Sarca, i monti la valle!".

Da "I dimenticati della grande guerra" di Quinto Antonelli ed. Il margine

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